GLI OCCHI DI UN BAMBINO
di Francesco Armillotta
Strano ed anche innovativo questo modo contrapposto
di vedere la scena da fotografare. Cambia il punto prospettico: l’occhio
del bambino diviene il piano focale, e la pupilla, come un diaframma
si apre e si chiude riprendendo momenti della sua vita fresca, appena
all’inizio.
La mamma è la prima visione, un po’ confusa da dietro
la rete del lettino, ma è lei, e imparerà subito a riconoscerla;
come l’orsacchiotto dal pelo morbido e colorato. Poi i primi
tentativi di passi sotto il tavolo…Com’è grande
il tavolo! E ancora, dal suo seggiolino nell’auto vedere fuori
il mondo, sentire l’affetto dei nonni, il brivido del vola-vola-vola
stretto dalle mani del babbo…il babbo e la mamma che si vogliono
bene, la buonanotte. Un giorno della prima infanzia trascorre così.
Armillotta lo ha racchiuso nello scrigno di un portfolio fotografico
che ha il pregio della sintesi, ed anche la spontaneità della
favola raccontata e rammentata per mezzo delle impressioni della luce
sulla carta e negli occhi di un bambino.
Merita parlare un momento del “punto di vista”. E’
questo la fonte strutturale sulla quale si appoggia tutta la sequenza.
La narrazione si impernia invece sulla immedesimazione del fotografo
nel “personaggio” bambino, cogliendone, più che
gli oggetti e i soggetti da lui visti, le sensazioni provate. E come
farlo se non rispecchiando ciò che lui vede e appropriandosi
del suo punto di vista. Non è questo certamente un furto, tutt’altro,
è una operazione di fantasia descrittiva.
C’è un altro aspetto che incuriosisce e nel quale la
sequenza di Armillotta ci immette, ed è una curiosità
di ordine psicologico. Quel bambino vede e pensa, i suoi occhi brillano,
le sue espressioni variano in dipendenza delle sensazioni che prova.
Ognuno di noi spettatori-lettori si ritrova in quelle sensazioni,
le rivive con gioia..
Il racconto è attuale, ma ogni immagine è anche un flash
che illumina un istante che si è ripetuto, si ripete e si ripeterà
in ogni famiglia dove un bambino cresce in serenità.
Sta diventando raro, per questo il racconto di Armillotta assume un
significato che va oltre il consueto album di famiglia.
Le foto sono ambientate sia in interni che in esterni. Luce diffusa
e punto luce, finestra e lampada dimensionano le forme. Il mosso viene
usato con effetto espressivo. Il taglio delle immagini tiene conto
dell’oggetto-soggetto rimarcandolo sempre in primo piano per
connotarlo nel racconto mantenendo il rispetto del “punto di
vista” del bambino, il quale è e resta il vero attore
protagonista e, prospetticamente, l’ autore dell’opera.
Giorgio Tani