ORIZZONTE PORTFOLIO 2006

GLI OCCHI DI UN BAMBINO
di Francesco Armillotta

Strano ed anche innovativo questo modo contrapposto di vedere la scena da fotografare. Cambia il punto prospettico: l’occhio del bambino diviene il piano focale, e la pupilla, come un diaframma si apre e si chiude riprendendo momenti della sua vita fresca, appena all’inizio.
La mamma è la prima visione, un po’ confusa da dietro la rete del lettino, ma è lei, e imparerà subito a riconoscerla; come l’orsacchiotto dal pelo morbido e colorato. Poi i primi tentativi di passi sotto il tavolo…Com’è grande il tavolo! E ancora, dal suo seggiolino nell’auto vedere fuori il mondo, sentire l’affetto dei nonni, il brivido del vola-vola-vola stretto dalle mani del babbo…il babbo e la mamma che si vogliono bene, la buonanotte. Un giorno della prima infanzia trascorre così.
Armillotta lo ha racchiuso nello scrigno di un portfolio fotografico che ha il pregio della sintesi, ed anche la spontaneità della favola raccontata e rammentata per mezzo delle impressioni della luce sulla carta e negli occhi di un bambino.
Merita parlare un momento del “punto di vista”. E’ questo la fonte strutturale sulla quale si appoggia tutta la sequenza. La narrazione si impernia invece sulla immedesimazione del fotografo nel “personaggio” bambino, cogliendone, più che gli oggetti e i soggetti da lui visti, le sensazioni provate. E come farlo se non rispecchiando ciò che lui vede e appropriandosi del suo punto di vista. Non è questo certamente un furto, tutt’altro, è una operazione di fantasia descrittiva.
C’è un altro aspetto che incuriosisce e nel quale la sequenza di Armillotta ci immette, ed è una curiosità di ordine psicologico. Quel bambino vede e pensa, i suoi occhi brillano, le sue espressioni variano in dipendenza delle sensazioni che prova. Ognuno di noi spettatori-lettori si ritrova in quelle sensazioni, le rivive con gioia..
Il racconto è attuale, ma ogni immagine è anche un flash che illumina un istante che si è ripetuto, si ripete e si ripeterà in ogni famiglia dove un bambino cresce in serenità.
Sta diventando raro, per questo il racconto di Armillotta assume un significato che va oltre il consueto album di famiglia.
Le foto sono ambientate sia in interni che in esterni. Luce diffusa e punto luce, finestra e lampada dimensionano le forme. Il mosso viene usato con effetto espressivo. Il taglio delle immagini tiene conto dell’oggetto-soggetto rimarcandolo sempre in primo piano per connotarlo nel racconto mantenendo il rispetto del “punto di vista” del bambino, il quale è e resta il vero attore protagonista e, prospetticamente, l’ autore dell’opera.

Giorgio Tani

 


Francesco Armillotta

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