La Fotografia
di Paesaggio
Il Consiglio
Direttivo del Le Gru ha deciso di dedicare questa edizione della Biennale
alla fotografia di paesaggio per rendere merito ad uno dei temi più
importanti della fotografia.
La fotografia di paesaggio è per certi aspetti molto diversa dalle altre,
può sembrare semplice perché il soggetto è fermo e ci coinvolge emotivamente;
in realtà le componenti dei luoghi o delle situazioni sono tante e tocca
al fotografo scegliere il miglior “punto di vista”.
La luce, le forme, i colori e la composizione sono elementi essenziali
che il fotografo deve saper osservare per poter costruire la “scena”
finale; inoltre, la luce è l’elemento primario perché ci permette di
esaltare le caratteristiche e di personalizzare quel determinato paesaggio.
La sfida del fotografo, è quella di saper trasformare gli ampi spazi
creati dalla natura e riuscire a racchiuderla in una ristretta visione
e far si, che la stessa, a sua volta, diventi centro d’interesse per
il fruitore.
Possiamo ben dire che tutti gli autori presenti in questa rassegna sono
fra quelli che hanno dedicato gran parte del loro lavoro alla fotografia
di paesaggio e di conseguenza conoscono tutti i segreti per interpretare
e consegnarci delle immagini uniche.
La scelta degli autori, professionisti o meno, è stata variegata per
dare una visione quanto più ampia possibile del genere. Le immagini
che compongono la mostra sono intense, a volte “formali” e a volte delicate,
ma senz’altro riescono tutte a trasmetterci intense emozioni.
Un sentito ringraziamento va agli artisti che hanno aderito alla manifestazione;
ci inorgoglisce averli ospitati a Valverde, perché con le loro opere
danno lustro alla manifestazione e rendono onore all’arte fotografica.
Il Presidente
Giuseppe Fichera, Efiap

Quando ci si
accinge a guardare un’immagine di paesaggio è lecito chiedersi: ma com’era
realmente la scena che si presentava davanti agli occhi del fotografo?
Questo antico genere, uno dei primi a svilupparsi all’atto dell’invenzione
della fotografia, dai più considerato fortemente realista è, invece,
uno dei generi più costruiti che conosciamo. Ovviamente questa mia affermazione
ha un forte sapore di provocazione, ma fino ad un certo punto. Il limite
alla provocazione sta nel fatto che il paesaggio in natura non esiste!
Esiste il panorama, esiste la veduta, ma non il paesaggio! Esso, infatti,
è una costruzione mentale e visiva dell’uomo, in questo caso del fotografo,
che fra i tanti elementi che contiene la scena che gli si pone davanti,
seleziona quelli che ritiene più significativi, eliminando di fatto
tutto il resto.
Il principio visivo che sta alla base della fotografia è quello del
taglio. Un uomo con una macchina fotografica in mano è molto simile,
come atteggiamento, ad un uomo con un paio di forbici in mano. E’ cosciente
che utilizzerà il suo mezzo, per dar risalto a qualcosa, escludendo
tutto il resto. Con questo non voglio dire che il fotografo stravolga
la realtà, ma il processo di esclusione rompe l’oggettività della visione,
introducendo una proposta estremamente soggettiva, ma non per questo
meno valida.
La storia della fotografia ci ricorda un certo numero di fotografi che
hanno dedicato la loro attenzione in prevalenza al paesaggio, ma il
loro è un numero nettamente inferiore a quello di colori i quali si
sono occupati di reportage e di ritratto, segno che quello del paesaggio
è un genere affascinante ma controverso. Al contrario di quanto si possa
pensare, infatti, il paesaggio, dal punto di vista esecutivo, è uno
dei generi più difficili. E’ vero che il soggetto è statico e non ci
crea problemi, è lì e non si muove. Ma è pur vero che compito del fotografo
è quello di “ritrarre” un soggetto tridimensionale riportandolo su un
supporto bidimensionale. Tale principio è valido per tutti i generi
fotografici, ma per il paesaggio è valido due volte! Di un volto noi
possiamo intuire, pur non conoscendo il soggetto, quali siano le sue
proporzioni, di un paesaggio no! I piani inclusi nell’inquadratura del
fotografo, salvo casi di tagli estremi, sono sempre numerosi e come,
noi che guardiamo la fotografia, possiamo ricostruire mentalmente la
profondità di questa scena? Missione impossibile? No, se il fotografo
è stato talmente bravo da rendere al meglio la scena stessa. Parlando
di resa non dobbiamo dimenticare che il paesaggio non è solo profondità,
ma anche tonalità … di colori o di grigi. E sì, anche di grigi! Perché
se guardiamo un attimo indietro, tra i più grandi esponenti di questo
genere fotografico, spesso ricordiamo fotografi che hanno operato esclusivamente
in bianconero. E’ il caso di Timothy O’Sullivan con il suo intento fortemente
documentativo; ma è anche il caso di Edward Weston con il suo intento
estetizzante; ma è anche, e soprattutto, il caso di Ansel Adams con
il suo intento di rendere in immagine la grandiosità della natura, in
tutti i suoi minimi dettagli, che, per meglio ottenere il suo scopo,
arrivò ad inventare addirittura un procedimento di ripresa e stampa
chiamato sistema zonale.
Quello del paesaggista è quindi uno dei mestieri fotografici più difficili,
ma al tempo stesso più affascinanti. Le possibilità sono infinite, basta
avere pazienza, saper aspettare il momento giusto, la luce giusta e
nel frattempo godersi la natura. Il paesaggista è un pò come il pescatore,
deve saper attendere che il suo pesce abbocchi per portare a casa qualcosa,
ma, purtroppo per lui, a differenza del pescatore, non può rimediare
ad una giornata sfortunata andando in pescheria.
3nzo Gabriele
Leanza, Afi-Efiap
Docente DAC-FIAF
Patrocinio FIAF
V21-2007
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