Piergiorgio
BRANZI – Premio Le Gru 2007
Fiorentino classe 1928, terzo di sette figli di una famiglia della
media borghesia, anch’essa fiorentina. Studi medi classici compiuti
e universitari di giurisprudenza interrotti per la fotografia ed il
giornalismo. Comincia a fotografare nei primi anni cinquanta ottenendo
immediata notorietà in Italia e all’estero. Collabora ai primi settimanali
illustrati, in particolare a Il Mondo di Pannunzio.
Negli anni sessanta passa al giornalismo. La sua attività professionale
lo porta, tra l’altro, a vivere alcuni anni a Mosca, quale primo corrispondente
televisivo occidentale nell’Unione Sovietica, e poi a Parigi. Commentatore
al Telegiornale e “inviato speciale” realizza per la RAI inchieste
documentari televisivi in Europa, Asia e Africa.
<<…
il più europeo tra i fotografi italiani del dopoguerra, è stato Piergiorgio
Branzi, fino dalle prime esperienze negli anni Cinquanta. Si sottrasse
rapidamente al provinciale dibattito tra “realisti” e “formalisti”,
allora ripreso e vivacizzato però, sia nelle pagine delle pubblicazioni
specializzate (Ferrania di Bezzola, Fotografia di Croci, Diorama di
Genovesi...) che nell’ambito dopolavoristico dei Circoli e dei Gruppi
amatoriali, che furono comunque gli unici organismi ad avviare in Italia
una specifica Cultura della Fotografia, estranea finalmente al pittorialismo...
>>, così il noto critico e storico della fotografia Italo Zannier
ha presentato l’autore F.I.A.F. dell’anno 1997 Piergiorgio Branzi, nella
monografia a lui dedicata dalla F.I.A.F. e pubblicata in collaborazione
con la Fratelli Alinari.
Piergiorgio Branzi è stato una delle figure più importanti nel panorama
culturale-fotografico italiano negli anni dell’ immediato dopoguerra,
quando i parametri dell’arte figurativa erano ancora fortemente influenzati
dalle posizioni estetiche e ideologiche promosse dal gruppo fotografico
“La Bussola” guidato da Giuseppe Cavalli e del quale Branzi stesso faceva
parte. Tali posizioni hanno comportato un linguaggio fotografico fortemente
calligrafico, con dei valori estetici che alcuni fotografi emergenti
hanno reputato poco adatti ai tempi.
All’epoca infatti, la fotografia italiana era ancora ferma su canoni
estetici lirici che si ispiravano alla calcografia, alla litografia,
all’incisione.
Nello stesso periodo vennero pubblicati libri fotografici come “Gli
americani” di Robert Frank, “New York” di William Klein e “Un paese”
di Paul Strand, che determinarono un nuovo rapporto linguistico con
il mezzo fotografico.
Piergiorgio Branzi ha guardato con interesse questi nuovi stili trovando
però una maggiore affinità con la fotografia “onirica” e “surrealista”
dei francesi Cartier-Bresson, Izis, Boubat, Brassai e dell’ungherese
Kertesz.
Vale infine la pena di ricordare che quegli anni sono stati anche l’inizio
di un profondo e radicale mutamento politico e sociale per cui, anche
attraverso la fotografia, si cercava
Piergiorgio Branzi dopo aver vissuto questo delicato trascorso di storia
italiana, è stato negli anni sessanta un giornalista televisivo di prim’ordine:
ha vissuto alcuni anni a Mosca, primo corrispondente televisivo occidentale
nell’Unione Sovietica, ed ha realizzato per la RAI inchieste e documentari
in Europa, Asia, ed Africa.
In Italia lo si ricorda anche per essere stato un commentatore al telegiornale.
Piergiorgio Branzi è stato insignito dalla FIAF dell’onorificenza di
MFI (Maestro della Fotografia Italiana) e nel 2005 è stato fra i dieci
partecipanti alla 6 Biennale D’Arte Fotografica Le Gru dove ha presentato
una serie di immagini tratte dalla mostra “Diario Moscovita”.
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