Francesco Cito, il fotografo “archeologo”

 

Francesco  Cito è un fotografo “archeologo”, perché scava.

E non c’entrano nulla le ricerche di antichi templi o vasi sepolti … perché lui scava alla ricerca di una storia.

Nato nel 1949 a Napoli, ma ormai milanese d’adozione, questo coraggioso fotoreporter si è gettato nella mischia fin dal 1975 e ha documentato, con la sua macchina fotografica, le guerre più importanti degli ultimi trent’anni ma anche le guerre infinite che non hanno tempo né soluzione: la situazione in Palestina, la Camorra a Napoli, il degrado delle periferie.

Nella video-proiezione presentata il 16 aprile presso la sede del Gruppo Fotografico Le Gru, a Valverde, la dottoressa Daniela Sidari ha mostrato tutto questo e ha lasciato emergere, con una mirata scelta delle foto, la forte personalità di quest’uomo. Ha anche rivelato che Francesco Cito considera il complimento più bello una frase del direttore di “Epoca”, quando ha detto di lui:  “un vero fotoreporter è uno che scava, e infatti Francesco Cito riesce a trovare la merda anche dove non c’è”.

Ovvero, Cito riesce a riportare alla luce anche i segreti tenuti nascosti da una calma apparente, da un perbenismo apparente, da una normalità apparente. Lui va oltre. Ma non certo per trovare uno scoop, “una notizia” … quanto per costruire una storia. E’ un narratore di immagini, Cito. Spesso immagini forti, terribili, che parlano di morti ammazzati, di soldati, di vite in pericolo (e lui stesso è finito in ospedale, colpito da un proiettile), ma il tutto sempre condotto con il ritmo di un racconto.

 

Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo grande fotografo, un’occasione da non perdere è il workshop di reportage che Cito terrà il 5 e 6  giugno a Valverde, in occasione del XVI Etna Photo Meeting. Sono già aperte le prenotazioni. Per qualsiasi informazione, rivolgersi al Gruppo Fotografico Le Gru (http://www.fotoclublegru.it ) .

 

Grazia Musumeci