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DONNA IN ... FOTOGRAFIA "
Espongono:
Adami Stefania AFI - Antuono Angela Maria - Bartolozzi Cristina
BFI/AFI - Busi Thompson Cinzia BFI - Coloni Lorella AFI - Garzone
Cristina - Paglionico Cristina BFI - Schininà Franca AFI
Dal catalogo la presentazione a cura di Giuseppe Fichera, Presidente
G.F. Le Gru, e del Prof. Enzo Gabriele Leanza

Il Consiglio
Direttivo del Le Gru nella riunione del 7 febbraio 2008 ha deciso,
per la quinta edizione della Biennale “Donna in… Fotografia”,
di modificare l’impostazione delle precedenti (in cui s’invitavano
circa cinquanta autrici con una singola immagine) con una nuova
formula che vede protagoniste sempre le donne ma con la presentazione
di un lavoro composto da sei immagini. L’altra novità è che, da
questa edizione, è stata realizzata la presente pubblicazione,
che ha l’obiettivo di lasciare una testimonianza del lavoro svolto.Questa
edizione della Mostra Nazionale “Donna in.. fotografia” coincide
con la celebrazione del 60° anniversario della FIAF.

Noi del
Le Gru sentiamo profondamente quest’avvenimento; il nostro è un
interesse confermato dalla costante attenzione verso le manifestazioni
nazionali (vedi l’ambizioso progetto Immagini del Gusto) e locali,
con l’attività proposta nella nostra Galleria FIAF e sul sito
web.L’invito delle otto artiste non è stato frutto del caso, ma
anzi è stato molto sofferto per l’alto numero di brave fotografe
in Federazione; le stesse hanno presentato dei lavori in assoluta
libertà che esprimono il loro modo di sentire e interpretare la
fotografia.Con questa quinta edizione cerchiamo quindi di dare
risalto alle tante donne che in Italia fotografano per passione
e sensibilità, proponendo attraverso le loro immagini i risultati
della loro ricerca, della loro creatività e del modo di vedere
e sentire la realtà.Le immagini proposte ci offrono uno spaccato
espressivo del fare fotografia e le stesse possono essere da stimolo
a quanti si accostano per la prima vola alla fotografia stessa.Un
sentito ringraziamento va alle autrici che hanno aderito con slancio
alla manifestazione e per il contributo che hanno dato alla stessa.
Ci auguriamo che il successo ottenuto fin qui possa essere eguagliato,
e perché no, superato dalle future edizioni.
Giuseppe
Fichera

LA
FOTOGRAFIA E’ DONNA
E’
lecito chiedersi perché in fotografia, in meno di duecento anni
di storia, si ricordino tante artiste di valore, più di quante
ce ne siano state in millenni di storia artistica[1]. Le risposte
potrebbero essere molteplici e a volte contraddittorie. Quella
più plausibile è legata al ruolo sociale della donna stessa, che
per secoli, salvo rari casi di emancipazione, è stata relegata
sullo sfondo delle attività, comprese quelle artistiche, condotte
dagli uomini. In campo artistico il maggior limite era posto dal
lungo apprendistato in bottega che tale pratica richiedeva; botteghe
pullulanti di uomini e quindi luoghi non adatti a donne perbene.
Rara eccezione a questa regola è rappresentata dal caso emblematico
di Artemisia Gentileschi, che, tra XVI e XVII secolo, poté lavorare
a bottega, perché questa era di proprietà del padre, il noto pittore
Orazio. E’ inutile ricordare le difficoltà che la giovane pittrice
dovette superare per affermarsi come artista, non ultima la violenza
subita, proprio in bottega, da un collega che evidentemente ne
apprezzava più le “grazie” personali che la grazia nel dipingere.
Ma l’artista romana, a lungo simbolo della forza delle donne nel
ribellarsi al potere dell’uomo, rimase un caso pressoché isolato
per secoli. Gli orizzonti dell’arte per le donne si spalancarono
invece con l’inizio della loro emancipazione sociale. Proprio
in quegli anni nasceva e si diffondeva la fotografia. La nuova
arte, anch’essa a lungo non riconosciuta come tale, oltre a rappresentare
una novità dal grande appeal, non richiedeva un lungo apprendistato,
ma poteva essere appresa in maniera relativamente semplice consultando
i tanti manuali pratici che cominciarono a diffondersi all’indomani
della presentazione dell’invezione di Daguerre. Non è un caso
quindi che, soprattutto negli ambienti dell’aristocrazia inglese,
alcune gentildonne cominciarono a interessarsi di fotografia.

Impossibile
non ricordare i tenui ritratti di Julia Margaret Cameron o le
fotografie ambientate di Lady Clementina Hawarden, il cui “lavoro
fotografico [era] espletato quasi con le stesse modalità dell’attività
di una casalinga”[2]. Da queste due antesignane si è generata
una moltitudine di fotografe che, ognuna con il proprio gusto
e con il proprio stile, hanno esplorato ogni possibile campo fotografico,
spaziando dai reportage di Margareth Bourke-White, alle fotografie
di moda di Louise Dahl-Wolfe, dai ritratti destabilizzanti di
Diane Arbus all’impegno politico di Tina Modotti, fino alle ricerche
estetizzanti di Wanda Wultz. Quest’elenco potrebbe essere tendenzialmente
infinito fino a chiudersi con artiste come Bettina Rheims e Vanessa
Beecroft, che ai giorni nostri dominano la scena mondiale. Ma
nonostante le tante dolorose omissioni, non possiamo non notare
che tutte queste artiste sono riuscite, ognuna per la sua epoca
e per il suo genere, a salire la scala del successo, molto spesso
superando in originalità e capacità di osare i loro colleghi.

Tale
varietà di punti di vista e di approccio alla materia ce la mostrano
pure le otto artiste italiane invitate a partecipare a questa
quinta edizione della mostra biennale “Donna in … fotografia”.
Le stesse ci offrono otto letture della realtà racchiuse in altrettanti
piccoli lavori che riescono però, nonostante il numero esiguo
di immagini, a mettere in evidenza la loro capacità di essere
“dentro” la fotografia. Tanti sono i generi proposti: dal reportage
salgadiano di Stefania Adami sulla raccolta del sale in Africa
a quello realizzato in Romania da Franca Schininà con i ragazzi
assistiti dall’Associazione Parada, su cui è stato realizzato
anche un film di Marco Pontecorvo, fino ad arrivare ai dolcissimi
volti dei bimbi del sud-est asiatico di Cristina Garzone, che
ci mostra in pochi scatti la sofferenza, la speranza e la voglia
di riscatto di un’intera generazione. Apparentemente più leggere,
ma non per questo meno profonde, sono le immagini di Angela Maria
Antuono, che ci presentano le tre età della donna, non lette in
maniera retorica ma analizzate con delicatezza e grazia, in cui
il ricordo si mescola anche in questo caso alla memoria di un
passato forse ormai troppo lontano e alla speranza di un futuro
forse ancora non troppo vicino; il tutto riletto attraverso l’attivazione
del meccanismo metafotografico. Tanta memoria troviamo anche negli
orizzonti lontani delle “marine” percorse da Cristina Bartolozzi
che ci mostra, con una visione onirica, un paesaggio vissuto da
una presenza umana che si fa ombra, perché non più identificabile
con il singolo uomo, ma divenuta simbolo dell’umanità stessa.

Tante
ombre ma anche tanta luce caratterizzano le foto di Cristina Paglionico
che si fa rapire dal gioco visivo della sospensione tra mondo
reale e mondo parallelo delle ombre, due facce della stessa medaglia,
in cui ambiguità e limpidezza si mescolano inestricabilmente.
Le immagini di Cinzia Busi Thompson esprimono invece la voglia
di andare oltre il limite imposto. Sono lo “specchio” in cui un
novello Icaro tenta di costruire la sua nuova identità di essere
alato attraverso la giustapposizione di fragili supporti di cera,
ma tale identità è negata dall’impossibilità della sua prova,
impedita anche da una finestra chiusa.

Lo
specchio rimane quindi solo quello fotografico, che per di più,
paradossalmente, ci nega il volto del nostro temerario amico.
Il richiamo mitologico è presente anche nelle “perturbanti” immagini
di Lorella Coloni, che apre il suo vaso di Pandora mostrandoci,
attraverso l’uso del dittico un ambiente domestico claustrofobico,
in cui i simboli del “nido” diventano strumenti di tortura e di
oppressione. Del resto da quando il vaso è stato aperto tutto
il male possibile si è diffuso permeando di se ogni cosa, ma non
scoraggiamoci, perché in fondo il vaso non è vuoto, contiene ancora
qualcosa: la speranza; per noi la speranza di nuove foto, di nuove
autrici, di nuove mostre, del resto si sa … la speranza è sempre
l’ultima a morire.
Prof.
Enzo Gabriele Leanza
Università
di Catania
La
mostra è possibile visitarla dal 24 al 27 novembre dalle ore 18,00
alle ore 20,00 e tutti i venerdì fino al 5 Dicembre 2008 dalle
ore 19,30 alle ore 21,30. |