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La fotografia
ne coglie l’agilità, il dinamismo. Strisce di luce, formano
nell’immagine il segno di una leggerezza conquistata. Un gioco
gaio, allegro, eppure serio come la speranza di una professione, l’idea
di un successo sul palcoscenico del teatro e della vita.
Intrigante la scena del trucco, anche qui colpisce il fascino della
iniziazione: sotto mani sapienti i volti si trasformano in personaggi
di scena. E’ un momento quasi metafisico, un passaggio dalla propria
essenza a quella dell’attore che deve presentarsi al pubblico
in una dimensione diversa, teatrale, mitica.
Il teatro in fondo è il luogo della prima rappresentazione del
mito, trasposizione della storia umana, della favola e della bellezza.
Il balletto eccelle nel sublimare questi contenuti, nel trasportare
lo spettatore nell’incanto dei suoni e dei colori.
Si arriva quindi al momento finale, allo spettacolo che coinvolge ballerini
e pubblico. Vilasi lo affronta senza tralasciare niente, le persone
dietro le quinte, la danza corale, gli assoli. Le luci diventano calde,
rosate, rosse, avvolgono i movimenti di danza, esaltano le apparenze,
trasportano gli spettatori in quella sospensione che precede gli applausi.
E’ il saggio finale. La scuola di danza ha passato l’esame,
il fotografo ha vissuto un’esperienza unica e ci rende partecipi
con questa mostra.
Giorgio Tani Hon.Efiap – presidente On. FIAF
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