Nicolās Berlingieri - MFIAP (Argentina)

" CLONING FACTORY " e " Surrealism "

 

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NICOLÁS BERLINGIERI

Nato a Córdoba, Argentina, nel 1947, ha studiato in Italia, Svizzera e Gran Bretagna; è stato, per 25 anni, direttore generale e vicepresidente della PEVECE S.A.I.C., una delle principali fabbriche di materie plastiche, oggi è programmatore di software, analista di PC e docente di fotografia digitale. Inizia a fotografare come amatore nel 1967 divenendo socio del Foto Club Argentino, nel 1968 socio del Foto Club Norte e dal 1975 socio del Foto Club Buenos Aires. Dal 1973 fa parte della Giuria di Saloni Internazionali, avendo giudicato saloni negli Stati Uniti ed in Europa. Dal 1997 è membro del Grande Comitato Evaluator, dal 1998 è vicepresidente della “Fundación Académica de Artes Visuales”, coordinatore dell’Area Digitale del Foto Club Buenos Aires e Membro del Comitato Artistico del FCBA; dal 1999 è professore di fotografia digitale all’Università UADE, dal 2001 al 2004 direttore di Saloni Internazionali del FCBA e membro d’Onore di vari Club di fotografia. Ha esposto più di 20 mostre personali ed ha partecipato a numerose mostre collettive in Argentina ed all’estero. È stato chiamato a concorrere personalmente in Cina, Italia, Svezia, Spagna e Stati Uniti. Il Governo della Provincia di San Luís lo ha invitato ad esporre le sue foto surrealiste assieme alle opere del famoso pittore catalano Salvador Dalì nella Mega Mostra “Dalí y el Surrealismo”. Ha ricevuto numerosi premi nazionali ed internazionali. Nel 2006 è risultato vincitore della Biennale di Fotografia Contemporanea di Jinan (Cina), è stato invitato a tenere corsi di Photoshop all’Università di Shandong dove ha ricevuto il diploma di “Guest Professorship”. Per il contributo dato alla fotografia internazionale, la FIAP (Fédération Internazionale de l’art Photographique) gli ha recentemente conferito l’onorificenza maestro della fotografia, MFIAP -2008.

Daniela Sidari
Collaboratrice DAC-FIAF

 

 

CLONING FACTORY

Nicolas Berlingieri passa dalla fotografia analogica a quella digitale appassionandosi alle tecniche di fotoritocco. La sua fotografia ripercorre, ma in modo innovativo, collage, fotomontaggi e fotoritocchi già sperimentati analogicamente fin dagli esordi della fotografia. Porzioni di foto, oggetti e personaggi estratti dal contesto originale sono riposizionati su altro sfondo; così composte ed organizzate le parti daranno vita a una nuova immagine completa.
Il lavoro “Cloning factory” fa parte della sua fotografia creativa; esso viene inizialmente concepito e composto in modo da essere visto come un’unica foto panoramica continua e circolare. Per esigenze di esposizione la singola foto viene poi separata per diventare una mostra composta da venti immagini in sequenza in cui ogni foto mantiene con quella precedente e con quella successiva un legame narrativo oltre che fisico senza quindi perdere in comunicazione.
Tutto è ideato, progettato e realizzato meticolosamente: tecnicamente ogni immagine è formata da parti di foto, scattate in posti ed occasioni differenti e poi assemblate con il programma Photoshop. Per avere tale risultato è stato necessario gestire le prospettive, le ombre, i riflessi, la direzione della luce, la luminosità, il contrasto, le dominanti di colore, la dimensione degli oggetti, il loro disporsi su differenti piani ed altri importanti dettagli.
La facilità con cui oggi è possibile riprodurre un’immagine o parte di essa in numerose copie identiche a se stessa porta l’autore ad affrontare temi di grande attualità, ci parla di una società in cui domina l’omologazione fino a riflessioni più profonde in cui il quotidiano rassicurante si allontana lasciando il posto ad una società proiettata verso la clonazione umana.
La mostra “Cloning factory”, lavoro permeato da un sottile filo di ironia, è il modo migliore per interpretare questi temi. Fabbrica di cloni ci introduce in un contesto futuristico desolante e non auspicabile, un mondo di creazione che seppur in maniera volutamente esasperata propone letture comuni alla società odierna. L’immagine iniziale mostra i monitor in cui tutto viene tenuto sotto controllo. Sul nastro trasportatore i soggetti mantengono inizialmente una propria individualità poi tutto si annulla, privati delle proprie singolarità, resi nudi, essi sono ri-creati, plasmati secondo volontà altre. In essi leggiamo i modelli propinati quotidianamente dalla televisione, il perseguire comportamenti comuni o banalmente il vestirsi nello stesso modo. Questo porta inevitabilmente alla perdita di una propria personalità, all’annientamento culturale ed all’omologazione collettiva.

 

 

Ed è alla consapevolezza dell’autore di un’appiattita identità sociale in cui ogni individuo vive nel somigliare ad altri, che si aggiunge la notizia “creato in laboratorio il primo embrione-clone umano”. In questo scenario fortemente realistico, “Cloning factory” attraverso tecniche avanzate di ingegneria genetica ipotizza di iniziare la clonazione di soggetti umani. Lo sviluppo lineare di nastri trasportatori ci permette di seguire esseri umani di sesso ed età differenti in laboratori di fecondazione, macchine e tubi di clonaggio; essi sfornano replicanti, copie perfette di un originale, esseri senza identità, freddi ed insensibili come manichini. I cloni, imballati e pronti per la consegna, sono il preludio di un possibile agghiacciante scenario totalmente popolato da esseri riprodotti in serie, esseri conformi ed uniformi, popolo compatto ed omogeneo.
L’uomo sta distruggendo la condizione umana.
Berlingieri attraverso la mostra fa trasparire paure e perplessità: perché continuare a privarci della nostra unicità ed irripetibilità? E soprattutto quale sarà la realtà futura?

Daniela Sidari
Collaboratrice DAC-FIAF


 

 

Patrocinio FIAF V7-2008