Borgo Lupo

BORGO LUPO
Storia, nebbia e nostalgia

Borgo Pietro Lupo, o più semplicemente Borgo Lupo, è una scoperta.
Una scoperta per chi non sapeva, o non ricordava, che anche in Sicilia esistevano queste masserie-villaggio di epoca fascista, volute dal Duce ai tempi in cui bisognava spronare il popolo con monumenti al patriottismo e al duro lavoro. Il piccolo “borgo” infatti fu edificato nel Dicembre del 1940 tra le campagne che circondano Mineo e dedicato al patriota catanese Pietro Lupo, medaglia d’oro al valor militare.
E’ una scoperta anche perché si conosce poco a poco. Dapprima lo si vede apparire tra le colline e i campi, tutto ammassato intorno a una piccola piazza (dove però sorgono un municipio, una chiesa e una scuola, sobrie come tutte le costruzioni fasciste). Poi lo si esplora palmo a palmo, in un silenzio irreale … tra rottami di trattori, cani docili e curiosi, maiali infangati che hanno trovato rifugio nelle ex aule delle elementari!
Poi si scoprono i cavalli, rinchiusi in una stalla poco lontano, e un’auto abbandonata e riempita di fieno che fa da mangiatoia. Si scoprono edifici diroccati e stanze abbandonate con dentro un frigo arrugginito e il teschio di una capra.
Infine si scoprono gli uomini. I pochi pastori che oggi vi abitano osservano il forestiero da dietro le finestre per un po', prima di decidersi a venir fuori e a fare da guida turistica, pure con la promessa di un regalo ... una buona ricotta!
Come tutti i luoghi incantati, Borgo Lupo cambia aspetto a seconda delle stagioni e del clima. Può apparire allegro col sole, tetro con la pioggia, simpatico quando il grano e i papaveri colorano i campi intorno, oppure delicato e nostalgico quando emerge dalla nebbia in primavera o in autunno. Ed è forse questo aspetto nostalgico il più intenso, perché dà l’impressione che lì il tempo si sia fermato ... e non all'epoca del Fascio ma molto prima, quando uomo e natura vivevano perfettamente in simbiosi.
E’ per scoprire queste sensazioni che il gruppo di appassionati fotografi composto da Paola Garofalo, Carmen Giunta, Marco Lo Giudice, Grazia Musumeci, Tony Pavone e Serena Vasta ha deciso di realizzare questo lavoro. Spronati dall’incoraggiamento del presidente del Gruppo Fotografico Le Gru Pippo Fichera, con il supporto di Salvo Cafarelli che ha curato il montaggio e guidati con maestria dal coordinatore del progetto Salvo Badalà, gli avventurosi fotoamatori hanno raccolto una collezione di immagini rubate qua e là tra le cascine, il fango e i fiori, scattate in momenti diversi e con condizioni meteo diverse. Una storia illustrata che racconta i vari aspetti di un luogo un po’ magico e un po’ dimenticato ma ancora carico di emozioni varie e potenti. Una sfida da cogliere al volo che il gruppo non si è lasciato sfuggire, per ridare valore a qualcosa che in effetti è e rimane una sorta di monumento … lì, nascosto tra gli alberi … in attesa che il mondo lo venga a riscoprire.

Grazia Musumeci

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