Mostra
Fotografica Personale
di
Alessio Drago
dal titolo LE CITTA' VISIBILI
Inaugurazione Venerdì 12 dicembre 2008 ore 20,00
presso la Galleria FIAF sede del Gruppo Fotografico Le Gru
Corso Vitt. Emanuele, 214 - Valverde

D'una
città non godi le sette o settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà a una tua domanda.
(Italo Calvino, Le città invisibili)
Nel 1972 Italo Calvino dava alle stampe uno dei suoi scritti più
celebri: Le città invisibili. Protagonista di tale opera è Marco
Polo che, ospite alla corte del Kublai Khan, fornisce attraverso
i suoi dispacci al Sovrano, le descrizioni delle città che vengono
toccate dai suoi viaggi all'interno di quello sterminato Impero.
In queste narrazioni parla degli uomini che hanno costruito queste
città, della loro forma e delle relazioni tra la gente che le
popola.

Marco
regala sempre descrizioni dei più minuziosi dettagli puntando
lo sguardo dove tutti gli altri non guardano, verso aspetti che
ad altri paiono appunto invisibili. Ma queste città esistono solo
nella mente del viaggiatore veneziano, che, grazie al suo racconto,
le crea nell’atto stesso della narrazione. Città d’invenzione
sono anche quelle che ci propone Alessio Drago, ma le sue, a differenza
di quelle di Calvino, sono allo stesso tempo città reali che,
rielaborate dalla sintassi fotografica, diventano assolutamente
e immancabilmente visibili. L’estrema visibilità delle città di
Drago è data dalla sovrapposizione d’immagini, da una stratificazione
temporale che dinamizza lo stesso punto di vista fino a far vibrare
di vita ed emozione l’opera finale.

“Viviamo nelle città, le città vivono dentro di noi, il tempo
scorre” scriveva Wim Wenders [1], e le città che vediamo in queste
immagini sono quelle che effettivamente viviamo, sono quelle di
un mondo occidentale policentrico e multietnico, trasformate in
puro spazio commerciale ed espositivo, cariche dei segni della
comunicazione e delle ferite visive che l’approccio fotografico
tenta di sanare attraverso la ricomposizione tra luogo e persone
che lo animano. Le figure che Drago ci mostra, infatti, sembrano
delle vere e proprie anime che appaiono solo per il piacere del
nostro sguardo, ma in realtà sono i fantasmi dei veri corpi che
attraversano tutti i giorni quelle strade.
“Le città visibili” sono quindi animate dal perpetuo movimento
quotidiano di uomini, di donne, di auto e di mezzi di trasporto
pubblici, dalla cui visione si ricava anche il suono e il rumore
di questi organismi pulsanti. Determinante per la costruzione
visiva delle immagini sono i rapporti che s’instaurano tra l’uomo,
le sue opere e lo spazio che contiene entrambi. E se come scrive
Gabriele Basilico “la fotografia […] è l’unico mezzo possibile
per raccontare ad altri quello che si prova, si vede e si comprende”
[2], Drago con le sue immagini, nel tentativo “di ricostruire
un senso possibile tra l’esperienza della visione e lo scenario
che [gli] sta davanti” [3] , non ha la pretesa di proporci delle
soluzioni ma ci presenta degli enigmi visivi che siamo chiamati
a sciogliere con il nostro sguardo. I luoghi fotografati ci vengono
incontro fino ad avvolgerci, ma anche le persone ci vengono incontro,
si dilatano fisicamente nello spazio espanso dalla moltiplicazione
temporale. La loro presenza non è casuale ma serve “a ridare all’architettura
il valore di sfondo, a dare al vuoto il senso drammatico di un’assenza”
[4].

La città è indagata da Drago in ogni aspetto possibile della sua
liturgia esteriore: vie, piazze, marciapiedi, scale, monumenti,
pubblicità sono gli elementi di un lessico visivo che riattualizza
il concetto di street photography, coniugando gli attimi in between
di Robert Frank in una multivisione simultanea che innesca la
fantasia. Chi sono quelle donne e quegli uomini che scorrono nelle
immagini? Sono gli stessi uomini e donne di cui Marco Polo racconta,
sono gli uomini e le donne di Diomira (“città dalle sessanta cupole
d’argento”), di Isidora (in cui i vecchi “guardano passare la
gioventù”), di Anastasia (“città bagnata da canali concentrici
e sorvolata da aquiloni), di Tamara (in cui “ci si addentra per
vie fitte d’insegne che sporgono dai muri”), di Zora (che “ha
la proprietà di restare nella memoria punto per punto”) di Tecla
(città in perenne costruzione) e di tanti altri luoghi della memoria;
di una memoria ridondante che “ripete i segni perché la città
cominci a esistere” come a Zirma, perché tutto quello che “Marco
mostrava aveva il potere degli emblemi, che una volta visti non
si possono dimenticare né confondere”, così come tutto quello
che Alessio “racconta” ha il potere della traccia, che una volta
“impressa” non è facile cancellare. In entrambi i casi il “viaggiatore
riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto
e non avrà”, perché “ogni uomo porta nella mente una città fatta
soltanto di differenze, una città senza figure e senza forma,
e le città particolari la riempiono”. E di città particolari l’autore
ha riempito i nostri occhi, svelandone di nascoste come Argia,
in cui “di notte, accostando l’orecchio al suolo, alle volte si
sente una porta che sbatte”. Del resto con la sua proposta visiva
Drago di porte ne ha aperte tante, da esse i protagonisti entrano
ed escono a piacimento, perche si sa che le città sono un incrocio
infinito di possibilità: prendere una strada, come nella vita,
può cambiare il tuo destino per sempre e per nostra fortuna, negli
ultimi anni, Alessio Drago ha deciso di prendere la “strada” della
fotografia, percorrendo la quale non mancherà di regalarci ancora
attimi di piacere visivo come ha fatto in quest’occasione.
Prof.
Enzo Gabriele Leanza
Università di Catania
1]
W. Wenders, L’atto di vedere, Ubulibri, Milano 1992, p.74
[2] G. Basilico, Architetture, città, visioni. Riflessioni sulla
fotografia, Bruno Mondadori, Milano 2007, p.47
[3] Ivi, p.85
[4] Ivi, p.100
La
mostra si può visitare tutti i venerdì e lunedì (escluso i festivi)
fino al 19 gennaio 2009 dalle ore 19,30 alle ore 21,30
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