Glimpses of the Casbah di Antonio Manta


 

Antonio Manta tra gli spazi e i percorsi di una casbah in un piccolo villaggio del Marocco, nel 2007. Un fotografo attento in un mondo articolato, complesso, indecifrabile, davanti a uno spartito di emozioni forti, di atmosfere inusuali, di sensazioni straordinarie, uniche e inedite, nei contenuti, forme e dimensioni. “Era tutto molto buio con delle infiltrazioni di luce che dai tetti s’adagiavano sui corridoi e inondavano gli spazi angusti e misteriosi degli ambienti - racconta l’autore toscano -. Tutti si muovevano velocemente, mi sembravano visioni, fantasmi, ombre”. Un contesto che affascina, intriga, stimola l’osservazione, la riflessione, l’elaborazione di personali punti di vista, alimenta curiosità, procura emozioni vibranti, spesso indescrivibili. Manta, con semplicità, sintesi e libertà interpretativa, è riuscito a disegnare, attraverso una sequenza di frammenti di casbah catturati con abilità, un percorso di studio/indagine sobrio ed equilibrato. Un bel quaderno di appunti genuini, descrizioni di momenti particolari vissuti intensamente - visioni, occhiate, apparizioni - raccolti senza un progetto né, evidentemente, un tracciato di pre-visualizzazioni, costruito in modo estemporaneo, solo affidandosi al fascino imprevedibile della casualità. E lo ha fatto sia con riferimento all’aspetto narrativo, sia a quello linguistico-espressivo, la cui trama è innervata da una leggera valenza culturale, sul filo d’un teorico “dialogo” con l’ambiente, nel quadro di una tessitura iconica di buon pregio strutturale dal punto di vista descrittivo e contenutistico. Manta ha osservato e interpretato, in totale autonomia, da viaggiatore e da reporter, una serie di segmenti di un universo enigmatico, labirintico, autentico groviglio di strade e vicoli, tra angoli e case pittoresche, individuando, tra sensazioni e visioni, emozioni e apparizioni, attimi e frangenti che connotano una casbah, un luogo dove realtà diverse si incontrano e si esprimono liberamente, in un affascinante concerto di improvvisazioni comportamentali. “Glimpses of the casbah” è un portfolio di frammenti estemporanei ancorché coordinati nell’ambito di un percorso tracciato in libertà di studio e d’indagine. L’autore si è adeguato alla estemporaneità che caratterizza e dà fascino a una casbah, un luogo unico, straordinario, carico di storia e di storie, contenitore di segmenti singolari, significanti e imprevedibili. Coacervo libertario di colori frammisti a sentimenti, stati d’animo, tradizioni, simboli, costumi. Entità diverse coniugate armonicamente tra loro e tali da dar luogo ad un ventaglio di fascinosi misteri, indescrivibili ambiguità, oltre naturalmente a quelle infinite stratificazioni tipiche del trascorrere del tempo che si perdono in lontananza e che nascondono frammenti di piccoli mondi inesplorati e inesplorabili. Antonio Manta ha lavorato in silenzio, prudenza e misura, a margine del contesto, con il “distacco” del reporter, quasi mimetizzandosi in modo da rendersi invisibile, osservando lo scorrere della vita in un angolo di un universo singolare e intrigante, tra case, cortili, cuniculi bui, ambienti fatiscenti e la curiosità del giramondo attento, pronto a cogliere e leggere l’attimo o il frammento da raccontare. Ne ha ricavato un book d’immagini interessante, con una sua specificità, impaginato con equilibrio e ben stampato, con il quale l’autore disegna, tra infinite atmosfere, un intreccio di sensazioni e di emozioni di buon profilo, nel rispetto del contesto osservato, senza invadere e senza alterare lo scorrere della quotidianità della casbah, che si alimenta da sempre di regole non scritte e di consuetudini antiche e senza tempo. Un lavoro stimolante con una sua cifra portante che permette all’osservatore attento di conoscere il punto di vista dell’autore e di percepire l’atmosfera del luogo indagato.

Fausto Raschiatore