In Sicilia
non esiste città, paese o piccola località, in cui, oltre alle consuete
liturgie di preghiera, non si celebrino in maniera solenne - con
riti esterni che variano da provincia a provincia - la passione,
la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.
Lungo un fitto calendario d’appuntamenti, compresi fra la Domenica
delle Palme e il Lunedì dell’Angelo, toccando l’apice il Venerdì
Santo, l’isola si trasforma in un’unica, quanto simbolica, processione.
Ricche di colori, di ceri, di pellegrinaggi, di digiuni, di processioni
e di fuochi devozionali, le feste pasquali siciliane assumono tutto
il sapore del passato: lo rivisitano, rielaborandolo e restituendolo
all’immaginario collettivo con tutta la forza della sua carica evocativa
ed emotiva.
All’interno di questo ricchissimo panorama regionale hanno operato
i soci del Gruppo Fotografico Le Gru, che per l’occasione propongono
una selezione di alcune fra le principali feste isolane, presentate
sotto forma di portfolio.
Tredici fra i membri più attivi del nostro sodalizio hanno contribuito
alla realizzazione di questa mostra - curata dal sottoscritto e
dal presidente Giuseppe Fichera – dal titolo “I riti della Settimana
Santa in Sicilia”.
Le feste selezionate, fra le tante prese in esame, mostrano un percorso
coerente di ricerca fotografica, assolutamente non inficiato dalle
diverse “mani” degli autori che hanno concorso a comporlo. Tale
percorso si articola dal Giovedì Santo di Marsala (TP), in cui dominano
le Veroniche e i “gruppi viventi” messi in scena da abili attori-devoti,
alla Domenica di Pasqua di Prizzi (PA), in cui a riempire le strade
di gente c’è la gioia per la risurrezione di Nostro Signore, unitamente
all’attrazione esercitata dalle coloratissime “maschere” della morte
e dei diavoli, che, con il loro “abballu”, cercano di distogliere
l’attenzione dalla statua del Cristo risorto.
In mezzo a questi eventi stanno le celebrazioni del Venerdì Santo
di Enna, Villarosa (EN), San Fratello (ME) e Valverde (CT), nelle
quali, seppur con qualche variazione sul tema dati dall’alternanza
di Incappucciati, Giudei e Crocifissioni, emerge il sostrato religioso
barocco, lasciato come eredità dalla dominazione spagnola.
Un discorso a parte merita la Festa del SS. Crocifisso dell’Aracoeli
di San Marco d’Alunzio (ME). Infatti, essa non viene celebrata durante
la Settimana Santa, ma ad essa appartiene “simbolicamente” per la
conservazione intatta dei riti della devozione all’immagine divina,
arricchiti dall’assoluta particolarità dei “trentatré” Incappucciati
blue.
Sono proprio i “simboli”, dunque, a unire queste feste in uno straordinario
atto di fede, che si protrae nel tempo e che nel tempo trova la
sua stessa ragione di rinnovamento.
Il loro è, infatti, un tempo sacro e non storico, si ripete e non
si rievoca. La ripetizione dell’evento è la condizione sacrale del
rituale religioso: è transustanziale, si svolge in un tempo mitico
e mistico che lo rende presente, nell’istante stesso in cui si celebra.
3nzo Gabriele
Leanza, Efiap
Docente DAC-FIAF
Vicepresidente GF Le Gru
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