IL TEMPO A CASA COLOMBO – Nelle stampe di Roberto Caielli

MOSTRA FOTOGRAFICA

di Roberto Caielli di Varese

Recensione di Roberto Caielli

Io non credo ai fantasmi, nel senso anglosassone di una presenza fisica di entità irreali nella realtà quotidiana. Credo però che i luoghi conservino la memoria dei vissuti, e i fantasmi con cui conviviamo sono i ricordi, che restano lì incollati come alle cose le loro ombre. Per questo, fotografando casa Colombo, avevo la sensazione di rincorrere i fantasmi di un luogo assolutamente ordinario, una casa che può essere quella di chiunque. E dove, come nelle case di chiunque, si sommano i piani temporali e si sovrappongono i vissuti. E’ un leopardiano quasi involontario evocare il ricordo e partecipare del moto ciclico e perpetuo della natura umana, che fa e disfa secondo regole incomprese.

Le foto che compongono la mostra sono il segno fotografico di un pomeriggio trascorso a casa Colombo, una casa normale di un piccolo paese del Varesotto, Daverio, abitata un tempo dal pittore Adelio Colombo e oggi dalla figlia Giovanna.

La mia sfida era quella di fotografare il tempo della casa e degli oggetti, non il loro essere in sé, la loro fissità per cosi dire morale dentro uno spazio, ma il loro trascorrere insieme al tempo, quasi che gli oggetti della quotidianità fossero fluttuanti e animati.

Da un punto di vista strettamente tecnico, la soluzione l’ha offerta il mezzo, la fotocamera. Ho pensato che la minima idea di tempo che costruisce tutta la nostra percezione del divenire è “il secondo” e ho deciso di impostare un secondo nell’otturatore, sempre e indipendentemente dal soggetto o dalle condizioni di ripresa, e fotografare a mano libera. Le immagini uscivano sfocate, i piani sovrapposti, le ombre e i muri pieni di segni, i volti sfigurati nei tratti, gli oggetti non più significanti per il loro essere tali, ma chiamati dentro una situazione fluttuante. In questo senso la fotografia a casa Colombo è stata una esperienza di tipo filosofico e l’uso concettuale dello strumento, e non solo rappresentativo e nemmeno evocativo di estetiche personali o curiose visioni delle cose, ha per me un grande valore e mi consente di concepire la fotografia come uno spazio molto mobile e molto aperto.