A SANT’ ALFIO
di Sabina Laganà di Acireale (CT)
2° Premio ex-equo
“A Sant’ Alfio
Le campane prolungano il suono festoso, e preparano il cammino spirituale
di devoti e pellegrini, sempre numerosi all'incontro annuale con il
loro Santo. La festa entra poi nel vivo, mentre continuano ad arrivare
i fedeli che "gridano" le loro preghiere. E’ un grido che
non è mai separato dall'amore per S. Alfio. Nella 'preghiera nuda"
si può gridare di rabbia, di dolore o di gioia. E gridano i "nudi"
quando, nella notte tra il 9 e 10 Maggio, giungono al Santuario scalzi,
vestiti solo di bianche brache e di una fascia rossa, che evoca il martirio,
e sotto il peso di grossi ceri, portati a spalla dai luoghi di provenienza.”
Questa
breve introduzione che accompagna il portfolio di Sabina Laganà, ci
informa sulla situazione che stiamo osservando. E si è subito colpiti
dalla forza descrittiva, quasi violenta, delle immagini. Che cosa ha
provato Sabina Laganà nel fotografare? Un coinvolgimento che ha ispirato
la scelta del linguaggio espressivo. E’ come se il suo racconto si liberasse
dalla strettoia del documento per diventare spontaneità che costruisce
fotografie d’autore. Ed in queste prevale il senso della trascendenza
che esalta ed eleva il rapporto dell’uomo con il divino. C’è l’offerta
del sacrificio sentito come dono propiziatorio. E qui, in questa chiesa
dedicata a S. Alfio, fasci di ceri, pesanti, enormi, sono simbolo di
altrettanto grandi sofferenze umane da lenire.
La sequenza percorre la chiesa con inquadrature angolate che rimarcano
i movimenti ed entrano negli stati d’animo dei portatori di ceri. I
volti sono tesi, sofferenti per lo sforzo e immedesimati nell’intensità
del momento. E’ pathos e sofferenza. L’atmosfera è tagliata da lance
di luce di fiamma.
Sono queste lance che, nell’ultima immagine, conducono lo sguardo ad
un Crocifisso posto in alto, che abbraccia, vede, soffre, consola e
guida i fedeli. Sabina Laganà ha fotografato in modo libero da schematismi
iconografici. Lo si vede e lo si sente.
Giorgio
Tani
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