GIRO DI BOA
Con “Giro di boa”
Roberto Strano chiarisce il nuovo atteggiamento della fotografia nei
confronti della cronaca psichiatrica e della sua rappresentazione:
niente compiacimenti visivi, nessun dramma sui volti e, meno che mai,
letti di contenzione o camicie di forza.
Ora è tempo di denunciare, di dire che qualcosa è cambiato,
che finalmente l’obiettivo può immergersi nella comune
esistenza senza incontrare strazianti distinzioni o classificazioni
e senza inventare gabbie ideologiche o patetici psicodrammi.
E’ tempo che la fotografia, emancipandosi dal condizionamento
politico e scientifico, faccia emergere il protagonismo dei malati
e la timida, iniziale, organizzazione del loro bisogno di apprendere
e comunicare.
Berengo, Cei, D’Alessandro, Cerati, tanto per restare in Italia,
squarciarono il velo del dolore e dell’ipocrisia. Adesso, occorre
invertire la loro visione recuperando nel ritratto della persona la
memoria di sé, la fuga dall’abbandono, il desiderio del
ritorno, la consapevolezza della propria dignità.
Scandito e connotato con intelligente sequenza, il portfolio privilegia
immagini che documentano il dialogo, il rispetto dell’intimità,
la tolleranza per le debolezze. L’Autore le collega ad altre
che parlano di nuovi spazi da vivere, di nuove terapie, d’inserimenti
spontanei là dove il volto del malato si confronta con quello
della città dell’uomo. Ed è una città dove
lo spaesamento non esiste più se si può, con fiducia,
stringere una mano.
Pippo Pappalardo