LA TECNICA DI NINO MIGLIORI
a cura di Marina Nella Truant
Stabilire una definizione
per delineare il lavoro di Migliori non è facile. Non è possibile dare
una connotazione per fissare caratteristiche ricorrenti, trovare la
cifra che informa le sue ricerche che per definizione, sono indagini
per accrescere conoscenze alle quali non si può porre limiti. La sua
opera è stata definita ora neorealismo, ora informale, ora concettuale
e così via; nessuna di queste qualifiche è stata una forzatura, perchè
il suo operare si può, a tutto diritto, inserire nelle diverse classificazioni.
E’ limitante privilegiarne una piuttosto che un’altra, anche perché
Migliori non è un epigono, anzi è sempre stato uno scout che dopo aver
aperto una strada e averla praticata per un certo periodo (a livello
di tecniche, di linguaggi, di tematiche) l’ha lasciata per scoprirne
nuove, a volte procedendo in parallelo. Spesso vi è ritornato a distanza
di tempo per scoprirvi nuove tracce, in un continuo gioco di rimbalzi.
Per cui “sperimentazione” è la definizione che meglio si adatta al suo
lavoro, intesa non come ricerca forsennata del nuovo, ma come necessità
di esprimere una enorme gamma di pulsioni, emozioni, idee, per offrirle
agli altri con liberalità e generosità. Le immagini che vi proponiamo
sono una esemplificazione di quanto detto. Sono stati scelti alcuni
dei grandi temi dell’iconografia fotografica, all’interno dei quali
si rincorrono i numerosi filoni di ricerca che Migliori ha indagato
nei quasi 50 anni di lavoro. Questo tipo di ripartizione può sembrare
in contraddizione con quanto detto sinora. E’ difficile assegnare una
etichetta ai singoli lavori, la quasi totalità fa parte di più categorie,
ma questa è stata una scelta per offrire una delle possibili chiavi
di letture, un percorso esemplificativo.
(Lo scritto è stato
estrapolato dal n. 1/97 della Rivista FOTO MAGAZZINE – Tecnica e Immagini
dei Grandi Fotografi dedicata al Maestro Nino Migliori) |