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| Silvano Bicocchi- Modena 2006 |
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Silvano Bicocchi- Modena 2006
L’improbabile.
L’avvento dell’improbabile è ben conosciuto dagli artisti, dagli inventori, dagli scienziati, infatti facendo Ricerca sperano di incontrarlo. L’apparato
di turno una volta trovato l’improbabile lo fa proprio, ma dopo averne
esaurito la spinta creatrice, inevitabilmente, cercherà un nuovo improbabile
perché ciò è necessario al progresso dell’umanità. La fotografia improbabile è figlia del presente e può essere generata solo dalla genialità del fotografo che libero da schemi, con la sua opera, riesce a soddisfare le profonde necessità interiori dell’umanità del proprio tempo. La fotografia improbabile appare come l’alternativa decisiva alla stagnazione creativa nella quale le opere soffrono di fiacca prevedibilità o vuota stranezza. Essa apre nuovi territori fotografici con la freschezza di una visione rivolta a percorsi sconosciuti e regole innovative. Nella fotografia improbabile troviamo novità, modernità, utilità. La sua novità è espressione del presente ma ci porta nel futuro, perché la nuova conoscenza raggiunta dona vitalità spingendo in avanti il confine oltre al quale inizia il nostro ignoto. Saziati
negli occhi e nel cuore dal dono della fotografia improbabile proviamo
l’ebbrezza di vivere una nuova modernità, che modella il nostro essere
esteriore e interiore col suo nuovo concetto di bellezza. Non c’ è solo l’improbabile dei grandi eventi, esiste l’improbabile ad ogni livello, c’è anche a quello personale: le tante foto, per noi improbabili, che segnano la nostra piccola o grande storia fotografica. Sia gli autori che le giurie debbono essere aperti alla fotografia improbabile; per entrambi essa è una prova e un dono. Silvano Bicocchi |